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Storia del Fumetto Italiano
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fortunato

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Nell'ultimo numero della rivista dell'associazione, c'è un articolo relativo ad un dibattito su una ipotetica Storia del Fumetto italiano.
Ovvero come esistono Storie della Letteratura italiana o Storie del Cinema italiano (e pure almeno una Storia dell'Illustrazione italiana), perché non esiste una Storia del Fumetto italiano?

Si ponevano ad un nutrito gruppo di esperti del settore tre domande, che mi piacerebbe girare a tutti:
1- Sentite la mancanza una Storia del Fumetto Italiano?
2- Chi dovrebbe redigerla? (nel senso se dovrebbe essere opera di un singolo, di un gruppo...)
3- Come dovrebbe essere organizzata?

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danieletomasi

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1- beh, è comunque un vuoto "accademico";
2- credo sarebbe meglio un gruppo, ma forse ancora meglio sarebbe che tanti piccoli gruppi o singoli provassero a redigerne una, in modo da non avere una sola voce, una autorità;
3- direi una suddivisione in volumi che affrontino un intervallo di tempo di 25/30 anni, e a completamento ogni 10 anni si realizza un nuovo volume sul decennio appena passato.
La struttura dei volumi dovrebbe avere sei sezioni, una saggistica sulla successione cronologica della storia editoriale, una analitica sulla modifica degli elementi del linguaggio in quel periodo affrontato, tre biografiche/enciclopediche dedicate agli autori, ai personaggi e alle pubblicazioni, una bibliografica riguardante ugualmente i tre elementi.
Sicuramente un ricco apparato di immagini. Mi è piaciuto l'approccio della recente "100 anni di Fumetto italiano" come "sistema" (esempi di storie dei personaggi descritti) ma eviterei le storie lunghe, anzi metterei solo una sezione finale a colori con la riproduzione di tavole intere a piena pagina, con rimando alle/nelle voci interne. Foto, dettagli di vignette, copertine di pubblicazioni tutte in b&n (o a colori, ma aumenterebbe i costi e il prezzo) nel corso del testo delle varie sezioni.

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A presto.
DanieleTomasi
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fortunato

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Grazie del tuo contributo.
Mi accorgo di non aver detto la mia. Embarassed

1. Non sento particolarmente la mancanza di UNA storia del Fumetto italiano, quanto di saggi storici affrontati con serietà accademica (c'è troppo spirito "fanzinaro").
Comunque, ben venga, se potrà rispondere a criteri di serietà.

2. Assolutamente da scartare l'autore unico: al massimo (e non ne sono neppure convinto) un coordinatore unico).

Mi torna sempre in mente il povero Georges Sadoul, che, dopo aver speso oltre venti anni nella redazione della sua Storia generale del Cinema, morì senza aver oltrepassato l'era del Muto. Rolling Eyes

3. Eviterei di fare un'antologia. Non posso cassare l'idea di un testo illustrato, ma non vedo il perché una Storia della Letteratura debba essere anche un'Antologia della Letteratura.

In generale, nutro comunque qualche dubbio che si possa fare una Storia Generale del Fumetto Italiano, come fosse un qualcosa staccato dal restante Fumetto mondiale.

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poplite

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Alcune considerazioni in ordine sparso.

Una "storia del fumetto italiano" non potrebbe prescindere da una "storia del fumetto in Italia". Il che non significa solo "fumetti stranieri in Italia", ma le edizioni dei fumetti in Italia (giornali, giornalini, riviste, libri, ecc.).

Saggi sul fumetto ne sono stati pubblicati molti, senza contare tutti gli articoli sulle riviste. All'autore di una "storia" che volesse iniziare dalla consultazione di ciò che è stato scritto in precedenza, occorrerebbe innanzi tutto un elenco di libri e articoli sul fumetto. Anche questo manca (qualcosa c'è ma molto datato).

Dovendo suddividere una "storia del fumetto italiano" si dovrebbe trovare una forma di suddivisione diversa dai periodi (anteguerra, dopoguerra, anni '60 / '70, ecc.) o dai generi. Ad esempio: "tipi di pubblicazioni". Esistono già saggi su "storia dei giornali a fumetti", sulle "riviste", sui fumetti "neri / porno tascabili"; manca, ad esempio, una "storia dei libri a fumetti".

Un aspetto interessante della "storia del fumetto italiano" è quello delle manifestazioni: fiere, saloni, mostre mercato, esposizioni, premi, ecc.

Non dimentichiamo il collezionismo, l'associazionismo, il fenomeno delle stampe "amatoriali", i più recenti siti web dedicati ai fumetti, ecc.

In conclusione la materia è tanto vasta che senz'altro una sola storia del fumetto italiano diventerebbe un'opera enciclopedica. Meglio allora tante "storie" che affrontino la materia da punti di vista variegati.

Luca Brunori
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danieletomasi

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Ne parla in una seconda puntata Paolo Gallinari nell'ultimo "Fumetto".

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A presto.
DanieleTomasi
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Cosimo Piovasco

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italy
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Vorrei riprendere questo discorso, se possibile, per fare alcune considerazioni:

Se già scrivere una letteratura nazionale, specie in particolari momenti storici, è filosofare col coltello (mi si perdonerà l'iperbole), va detto che il fumetto italiano risentirebbe particolarmente di una trattazione esclusivamente nazionale, in quanto numerosi movimenti, modelli, stili sono incomprensibili nella loro diacronicità senza una seria introduzione alle autorità che li hanno ispirati. Meglio sarebbe, almeno dal punto di vista didattico/divulgativo, avere una "Storia del fumetto italiano nel quadro della civiltà euro-americana", almeno per quanto riguarda il Novecento (non sarà presto ignorabile l'apporto nipponico), e anche per studi rigorosi sarebbe imprescindibile almeno partire da documenti che analizzano i legami tra il fumetto americano ed europeo e quello italiano, in termini di reciproche influenze.

In secondo luogo, forse a causa della mia radicata antipatia nei confronti delle antologie, mutilatrici per eccellenza, direi che un manuale dotato di un serio apparato bio-bibliografico sarebbe ben più proficuo per la comprensione delle opere trattate che la pubblicazione di stralci che (specie per le serie regolari, pane quotidiano del fumetto italiano, ma anche per romanzi a fumetti e generalmente storie lunghe) rischiano solo di confondere il lettore, a meno che non siano lunghe, accuratamente scelte e commentate, e in quel caso (giusto per evitare di stampare un tomo di quindici milioni di pagine) sarebbe il caso di realizzare un'antologia autonoma. A questo proposito, io ho collezionato tutti i numeri della sopracitata collana de "i Cent'anni del fumetto italiano", e posso dire che raramente ho visto cose fatte così male (personaggi di successo che monopolizzano il volume con la loro monografia lasciando alle correnti uno spazio infinitesimale, Kit Carson di Rino Albertarelli, introvabile in altre edizioni, stampato in quattro pagine e stralciato della fine, pessima qualità dei fumetti scelti, seria carenza di apparato non solo commentario - che non avrebbero avuto la minima intenzione a realizzarlo, in quanto antieconomico - ma anche di quello storico-critico). L'intrinseco valore di esperimenti del genere è quello di dare qualche spunto di lettura, e nella migliore (ma è accaduto molto poco spesso) delle storie complete da leggere.

L'elemento che lega però entrambi questi temi, però, è stato evidenziato bene da Fortunato: ciò che manca in Italia, mancando per lo più una seria considerazione del fumetto come arte (ma anche, per non dipingere il ritratto con colori più freddi della realtà, a causa della vicinanza storica dei fatti, che permette minore distacco analitico nello studio dei fenomeni più recenti) è la volontà di realizzare un'opera seriamente dotata di strumenti scientifici e critici di analisi, una storia del fumetto che tratti le opere fumettistiche con gli strumenti di una storia della letteratura, o di altre arti. Vive, in Italia come altrove, un certo spirito di borgata che anima gli appassionati, i quali con argomenti spesso illogici e non artistici innalzano o attaccano i fumetti graditi o sgraditi con argomenti spesso illogici e incoerenti, in ogni caso senza sondarne metaforicità, significati, impianto narrativo, legami con la società, produzione valoriale, impatto politico, contributo culturale e quant'altro possa essere legato alla dimensione più vera (ma anche meno comprensibile al pubblico di massa) dell'arte. Dall'altro, spesso personaggi che ambivano ad essere definiti accademici (ma sulla cui serietà nutro qualche riserva) hanno studiato il mondo del fumetto per convenienza, perché tra gli anni '70 e '80 faceva moda, senza realmente interessarsi a produrre opere socialmente e antropologicamente utili, ma solo a raschiare la superficie del problema, anche perché mancando studi seri e una comunità nutrita di esperti mancano anche gli elementi di stroncatura a indagini superficiali del genere (la massa non sa nulla e prende tutto per oro colato, chi non ha interesse perché crede il fumetto superficiale trova la sua conferma in queste opere, e chi sa che tali studi sono fallaci non ha abbastanza presa sulla comunità scientifica per porre seriamente il problema).
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Storia del Fumetto Italiano
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